La ciaki ciuka pantesca ricorda molto la ratatouille francese o il cosiddetto canazzo siciliano.
È un perfetto contorno per l’estate che si può preparare prima e servire anche freddo accompagnato dal riso.
Come molte ricette tipiche, ogni famiglia ha una propria versione della ricetta.
Oggi vi raccontiamo la nostra!
INGREDIENTI
Per 4 persone:
4 zucchine pantesche medie
1 melanzana nera
300 grammi di pomodorino ciliegino
4 patate
1 cipolla
Un pugno di capperi sotto sale di Pantelleria
Qualche foglia di basilico
Pangrattato qb
Mandorle tostate
Olio di oliva
Sale e pepe
PROCEDIMENTO
Come prima cosa suggeriamo di mettere i capperi in acqua in modo da togliere l’eccesso di sale.
Tagliate quindi la cipolla a fette sottili e mettetela a rosolare in una padella dai bordi alti a fuoco moderato con olio d’oliva.
Contestualmente tagliate le verdure a quadratini di medie dimensioni, il più possibile uguali tra loro.
Quando la cipolla sarà bionda aggiungete le verdure, i capperi risciacquati e il basilico.
Fate cuocere a fuoco medio per circa 20 minuti, aggiungendo sale e pepe a vostro gusto.
Trasferite quindi le verdure in una teglia, aggiungete le mandorle tostate tagliate a pezzettini e ricoprite con un po’ di pangrattato e olio di oliva.
Infornate per altri 15 minuti a 180°.
La ciaki ciuka è pronta!
Lasciate raffreddare e godetevi questa eruzione di sapori estivi.
LE ORIGINI
La parola ciaki ciuka approda a Pantelleria dalle terre del Nord-Africa.
La sua origine berbera, chak chouka, racconta di un intreccio di colori, sapori e stagioni, che realizzano un bellissimo piatto.
L’arte dell’intreccio, nelle terre segnate dal sole e dal mare, alcune anche dalla sabbia fino a diventare deserto, altre dagli scogli fino a diventare lava vulcanica, va dai tappeti ai cestini, fino ai cappelli, passando però anche per gli orti (in pantesco: magnano) dove le verdure di stagione, secondo i propri colori e i propri sapori, vengono intrecciate in cucina fino a diventare un gustosissimo piatto.
L’arte però non è semplicemente quella di assemblare i vari tipi di verdure e ortaggi, ma permettere ad ognuna di loro di intrecciarsi con le altre, provocando un’esplosione, meglio un’eruzione di sapori, talmente intensi e forti da far sentire la bontà della terra.



