Skip to content

«Basta poco per vivere a Pantelleria, poco oltre la vita.
E il dammuso è la casa per chi vuole semplicemente vivere!»

sign-lcdppantelleria

Pantelleria, i colori del vento!

«Stavamo passando l’estate nell’isola di Pantelleria, nell’estremo sud della Sicilia e non credo esista nel mondo un posto più appropriato per pensare alla luna. Pensavo con una certa nostalgia premonitrice che così doveva essere la luna. Ma lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico: Pantelleria era migliore!»

Gabriel Garcìa Màrquez

Pantelleria fu in arabo Bint ar – riah, Figlìa dei Venti. Infatti pare proprio che tutti i venti si diano appuntamento qui sull’Isola, al centro del Canale di Sicilia, in quel punto più stretto di mare fra la Sicilia e la costa africana della Tunisia.

Da sud all’improvviso, specie d’estate, arriva il vento caldo di scirocco. Se vivi qui lo senti un po’ prima che faccia mostra di sè, lo precede un qualcosa, senti nell’aria come un odore che odore non è, un ineffabile sentore di vento. A volte arriva proprio infuocato dopo aver sorvolato il deserto africano arso dal sole, sempre porta con sè la sabbia che tinge di giallo il cielo, anche per più giorni. Poi, quando cominciamo a temere che non smetterà più, vira nel maestrale fresco da nord-ovest. Durante il giorno spesso il vento di levante, con il mezzogiorno o ostro da sud e la fredda tramontana da nord si aggrovigliano in mulinelli.

Pantelleria è la quarta isola italiana per dimensioni, ha una superficie di 87 kmq ed un perimetro di 51,5 km. La larghezza massìma dell’isola è di 8 km e la lunghezza di 14 km.

Più vicina all’Africa da cui dista 37 miglìa marine che alla Sicilia, dal cui Capo Granitola la separano 55 miglia nautiche, è di formazione recente, nata soltanto duecentomila anni fa da spettacolari eruzioni, così come ancora oggi testimoniano curiosi fenomeni di vulcanesimo secondario come le acque calde e le emissioni di fumi di vapore acqueo in più luoghi dell’Isola. Ma testimone per eccellenza ne è Lo Specchio di Venere, l’unico lago pantesco che si trova proprio a dieci minuti a piedi da Le Case del Principe, in contrada Bugeber. È un bacino naturale di superficie che ha avuto origine da una caldera, un cratere circolare dovuto allo sprofondamento di un’area vulcanica, che con la sua forma concava ha accolto l’acqua piovana. Lo specchio d’acqua è unico per i colori che virano sul celeste intenso che sfuma verso le rive come fosse un denso pastis e per quell’aria brumosa, quella nebbiolina che lo fa sembrare denso e allo stesso tempo sospeso. Particolarità dovute proprio all’origine vulcanica che ancora oggi fa mostra di sè, sono infatti causate dall’emissione di calore sulle rive e dai minerali salini quali silice e carbonato di soda di cui ne sono ricche le acque.

Sull’Isola gli opposti coesistono, creando meravigliose sintonie: le formazioni rocciose movimentate e aspre dello scuro passaggio vulcanico danno risalto ai colori della natura spontanea che sembrano più intensi, più saturi di quelli a cui siamo abituati. Allo stesso modo l’isola racchiude in sé commistioni di culture differenti, di miti e profumi del Mediterraneo.

La popolazione residente è di circa 8.000 abitanti.
I principali centri abitati dell’Isola, qui sono detti contrade: Pantelleria Centro, Scauri, Khamma, San Vìto, Tracino, Bugeber, Siba e di queste mi riservo di raccontarvi in dettaglio più avanti.

Il porto di Pantelleria

«Per un anno intero avevamo atteso con ansia quell’estate libera sull’isola di Pantelleria, all’estremità meridionale della Sicilia, ed era andata proprio così durante il primo mese, finché i nostri genitori erano rimasti con noi. Ricordo ancora come un sogno la pianura solare di rocce vulcaniche, il mare eterno, la casa dipinta di calce viva fino ai gradini di ingresso, dalle cui finestre si vedevano nelle notti senza vento le croci luminose dei fari d’Africa. Esplorando con mio padre i fondali addormentati intorno all’isola avevamo scoperto una fila di siluri gialli, incagliati lì dall’ultima guerra; avevamo recuperato un’anfora greca di quasi un metro d’altezza, con ghirlande pietrificate, nel cui fondo giacevano i residui di un vino immemore e velenoso, e avevamo fatto il bagno in una gora fumante, le cui acque erano così dense che vi si poteva quasi camminare sopra.»

Gabriel Garcìa Màrquez, Dodici racconti raminghi

Specchio di Venere
Cala pantesca

Le Case del Principe

un posto magico tutto da vivere!